Adempimenti testo unico sicurezza

Adempimenti testo unico sicurezza

  • Redazione del documento di VALUTAZIONE DEL RISCHIO;
  • FORMAZIONE ED INFORMAZIONE CONTINUA DEI LAVORATORI, con specifici corsi relativi al rischio medio e alto (rilascio di attestati da Ente Bilaterale accreditato);
  • Redazione del PIANO DI EMERGENZA/PROCEDURE DI EMERGENZA (ove necessario);
  • Valutazione dei rischi incendio con relativo piano di emergenza;
  • Rilevazione della FONOMETRIA (ove necessaria);
  • Rilevazione delle VIBRAZIONI (ove necessaria);
  • Analisi del rischio biologico, chimico e cancerogeno (ove necessaria);
  • Analisi stress da lavoro correlato e microclima;
  • Redazione D.U.V.R.I. (ove necessario);
  • Redazione dei piani di sicurezza P.O.S. – P.S.C. – P.S.S.;
  • Nomina del coordinatore della sicurezza C.S.P. – C.S.E.;
  • Nomina del medico competente;
  • Visite mediche per i lavoratori;
  • Formazione e rilascio di attestati relativi alle specifiche mansioni dei lavoratori;
  • Formazione e rilascio di attestati relativi agli specifici incarichi del datore di lavoro e dei lavoratori.
  • Altre attività di consulenza – formazione e informazione relativa al Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro.

 

Il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro

La complessa e articolata normativa sulla sicurezza sul lavoro ha il suo punto di riferimento in Italia nel Testo Unico della Sicurezza, Decreto legislativo 9 aprile 2008 e s.m.i., che consta di 306 articoli e 51 Allegati.
L’intero documento aggiornato (ultima revisione) può essere scaricato liberamente in formato PDF direttamente dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella sezione Salute e Sicurezza sul lavoro.

Qui su AMSafetycinsulting.it abbiamo voluto affrontare alcune tematiche specifiche rintracciabili nel Testo Unico e commentarle per rendere più comprensibile la normativa.

La sicurezza Antincendio disciplinata nel Testo Unico

 

Testo Unico Sicurezza – Antincendio

Art. 46 del D.Lgs 81/08 “Prevenzione Incendi”.

Le principali disposizioni che disciplinano la prevenzione antincendio sui luoghi di lavoro si rintracciano nell’art. 46 del D.Lgs 81/08Prevenzione Incendi” che affronta l’argomento seguendo linee di principio generali e introduce il ruolo cardine del corpo dei Vigili del Fuoco che, sia a livello centrale che periferico, assumono importanza strategica dal punto di vista funzionale ed operativo, come nucleo territoriale preposto alla vigilanza, alla supervisione, ed alle attività di consulenza.

Fermo restando le attribuzioni di responsabilità delle aziende, in capo come sempre al datore di lavoro, ed al di là delle disposizioni generali di prevenzione infortuni descritte nellart.43;  il Testo Unico si rivolge integralmente al Decreto Ministeriale del 10 marzo 1998, che disciplina da diversi anni (seppur con le dovute integrazioni e modifiche intervenute nel corso degli anni) tutta la normativa di prevenzione incendi a cui le aziende di ogni grado e dimensione devono fare riferimento.

Più volte negli ultimi anni si è vociferato in merito all’emissione di un nuovo emendamento, sostitutivo dello storico 10/98, e nel 2013 queste voci sembravano trovare un imminente riscontro con l’emissione di un decreto attuativo; tuttavia a dispetto delle numerose indiscrezioni, ad oggi ancora non si conoscono con esattezza le tempistiche dell’approvazione del nuovo testo, tant’è che lo stesso corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, pubblicava non più tardi a novembre 2013, una nota informativa dal titolo :“Nuovo decreto ministeriale 10 marzo 1998 sulla sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro” nella quale in sintesi si avvertiva che le numerose indiscrezioni apparse in rete erano da considerarsi provvisorie e si diffidava gli utenti dal prendere provvedimenti fintantoché il nuovo decreto non fosse stato effettivamente pubblicato in GU.

Non entreremo quindi, in questo contesto, nel merito di quali e quante potrebbero essere le modifiche apportate al testo dal nuovo eventuale provvedimento, evitando così di creare false attese su dati che ancora non sono stati ufficialmente divulgati, sottolineando invece come nella recente revisione del D.Lgs 81/08 datata Maggio 2014, sia stato inserito all’interno dei decreti cui il Testo Unico fa esplicito riferimento, proprio il DM 10/03/1998.

Risulta evidente quindi come l’obiettivo del legislatore sia quello, in assenza di novità, di confermare la solidità normativa della normativa vigente, che viene di fatto inserita all’interno del panorama normativo che disciplina la Sicurezza sui luoghi di lavoro in Italia, diventando formalmente parte integrale e costitutiva del Testo Unico.
Con questa revisione il legislatore intende da un lato arginare la crescente proliferazione di notizie relative a imminenti rivoluzioni in materia di normativa antincendio, e dall’altro ribadire come il DM 10/03/98 sia ad oggi ancora da considerare come l’unico punto di riferimento valido in materia, confermandone sia l’attualità che i contenuti operativi, in attesa di un nuovo decreto.

 

Il sistema di prevenzione incendi secondo il Testo Unico

 

Testo Unico Sicurezza – Prevenzione incendi

Prevenire gli incendi sui luoghi di lavoro.

Il Testo Unico per la Sicurezza disciplina la prevenzione incendi sui luoghi di lavoro e nella versione aggiornata a maggio 2014, inserisce esplicitamente in calce al testo stesso il Decreto Ministeriale 10 marzo 1998, “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”.

Già nella prima edizione del Testo Unico, risalente al maggio 2008, erano presenti dei riferimenti di carattere generale in materia di prevenzione incendi, rintracciabili per esempio nell’art 15 comma u) in cui vengono ricordati gli obblighi del Datore di Lavoro in materia di predisposizione delle misure generali di tutela nella lotta antincendio, e nell’art 17b in merito alla nomina obbligatoria degli addetti alle squadre di emergenza, ivi compresa quella preposta alla lotta antincendio.
A questo proposito un successivo interpello del 15/11/2012, anch’esso inserito all’interno del D.Lgs 81/08; chiarisce che questo obbligo vige anche per le aziende con meno di cinque lavoratori, ove tuttavia questo ruolo può essere ricoperto anche dal datore di lavoro.
In forma generale, inoltre, l’articolo 37 definisce gli obblighi in materia di formazione ed addestramento, riconducibili al datore di lavoro, per gli addetti alla gestione di questo tipo di emergenza.

Il Testo Unico entra nel vivo degli aspetti riguardanti la Prevenzione Incendi con gli articoli 43 e 46 relativi rispettivamente alle disposizioni generali ed alla prevenzione incendi in materia di “Gestione delle Emergenze”. Nell’art 46 in particolare viene illustrato un ulteriore esplicito riferimento al DM 10/03/1998; dopo aver sancito l’obbligo di adottare adeguate misure all’interno dei luoghi di lavoro, rivolte a prevenire gli incendi per tutelare l’incolumità dei lavoratori, viene infatti definito che, in attesa di opportuni decreti che regolamentino le disposizioni in materia di misure preventive, misure precauzionali, metodi di controllo e criteri per la gestione delle emergenze; continueranno ad applicarsi i criteri generali di cui al DM del 10 Marzo 1998.

Da ultimo l’allegato XXV relativo alle prescrizioni per i cartelli segnaletici illustra nel dettaglio le caratteristiche che questi ultimi devono obbligatoriamente possedere per essere conformi alla normativa; mentre l’allegato XXVII definisce sinteticamente le prescrizioni relative alla segnaletica destinata ad identificare i presidi antincendio.

In conclusione il D.Lgs 81/08 si ripropone fin dalla nascita e quindi in diverse successive occasioni, di affrontare dettagliatamente gli argomenti relativi alla prevenzione incendi sui luoghi di lavoro, utilizzando come punto di riferimento esplicito, il DM del 10 Marzo 1998.

Il primo soccorso secondo il Testo Unico sulla Sicurezza

 

Testo Unico Sicurezza – Primo soccorso

Art. 45 del D.Lgs 81/08 e decreti attuativi.

I temi che riguardano la gestione del Primo Soccorso all’interno delle aziende, sono rintracciabili nell’art 45 del D.Lgs 81/08 (nella sua revisione di maggio 2014) e nelle appendici normative estratte dai Decreti attuativi (nr 90 del 15/03/2010) e dagli interpelli ministeriali, tra i quali merita attenzione l’interpello nr 02/2012 del 15/11/2012 che aggiorna le disposizioni in materia di formazione degli addetti alla squadra di emergenza.

La differenza tra Primo soccorso e Pronto soccorso

Prima di entrare nel dettaglio della normativa è sempre utile ricordare la significativa differenza che esiste tra “Primo Soccorso” e “Pronto Soccorso”; mentre quest’ultimo infatti corrisponde all’insieme delle tecniche mediche, chirurgiche e farmaceutiche messe in atto da personale medico qualificato; il primo si può invece definire come «l’insieme degli atti che personale non medico può mettere in atto in attesa dell’arrivo di personale più qualificato». La distinzione, sottolineata in modo precipuo dal D.Lgs 81/08, è fondamentale quindi sia in termini di formazione degli addetti che delle conseguenti responsabilità derivanti dalla nomina e dall’operato.

La nomina dell’addetto al primo soccorso aziendale

La nomina e la scelta degli addetti destinati a comporre la squadra di Primo Soccorso aziendale è sempre in carico al Datore di lavoro, che nel farlo deve tenere conto della natura dell’azienda, quindi delle attività svolte, e delle dimensioni della stessa. Non esiste quindi un numero minimo, o proporzionale al numero dei dipendenti, dei membri che devono far parte della squadra, ma sarà il datore di lavoro che, sentito il parere del Medico Competente ove presente, valuterà in base alle dimensioni ai rischi presenti ed a eventuali sedi disaccate, il numero adeguato di soccorritori da nominare.
Un altro aspetto da tenere presente in fase di assegnazione dei compiti, da parte del Datore di Lavoro, è che la nomina non è rifiutabile né da diritto a maggiorazioni in termini di retribuzione o agevolazioni sull’orario di lavoro. La nomina di un addetto andrebbe fatta valutandone con attenzione i requisiti fisici ed emotivi, ed eventualmente saggiandone la disponibilità, onde evitare in caso di effettiva necessità o emergenza, di dover fare affidamento su soggetti poco motivati o non adeguati.

Il D.M. 388 15/7/2003

In tema di primo soccorso aziendale, la normativa a cui fare riferimento, oltre al D.Lgs 81/08, è quella riconducibile al D.M. 388 del 15/7/2003 e, come già accennato, al recente interpello del 2012 che aggiorna le disposizioni in merito alla formazione degli addetti.
Nel D.M. 388 vengono illustrati i requisiti minimi da adottare da parte delle aziende, classificate in base al rischio infortunistico INAIL; per poter allestire un servizio di primo soccorso valido ed efficace, utile riferimento in calce allo stesso Decreto, è l’elenco del contenuto minimo dei presidi di primo soccorso aziendali (cassette mediche).

La formazione

In merito alla formazione, la normativa definisce che gli addetti debbano sostenere un corso di base teorico e acquisire capacità di intervento pratico. La durata dipende dalla classificazione aziendale, la frequenza degli aggiornamenti è stabilita su base triennale. Sono esentati dalla formazione di base le persone che abbiano già sostenuto un corso di contenuti pari o superiori a quelli indicati nel Decreto 388.
In conclusione è quindi opportuno sottolineare che le squadre di Primo Soccorso aziendale rappresentano un valido strumento a tutela della salute dei lavoratori, garantendo una minima capacità di intervento in caso di infortunio o malore improvviso ed un punto di riferimento per gli eventuali soccorsi professionali di tipo medico, in caso sia necessario un intervento esterno; ma non costituiscono una squadra di Pronto Soccorso medico e non sono da considerarsi quindi professionisti nella gestione delle emergenze sanitarie.

I cantieri nel Testo Unico sulla Sicurezza

 

Testo Unico Sicurezza – Cantieri

Principalmente nel Titolo IV Testo Unico.

Il tema relativo alla sicurezza nei cantieri coinvolge, all’interno di un complesso panorama operativo e legislativo, numerosi soggettiincaricati di tutelare la salute e la sicurezza degli operatori del settore che registra il maggior numero di infortuni sul lavoro.
Le principali disposizioni in materia di cantieri temporanei e mobili si ritrovano nel Testo Unico principalmente nel Titolo IV, in cui la tematica si affronta in modo ampio e completo, soprattutto all’interno del primo dei due Capi “le misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili”.

Data la vastità dell’argomento, gli argomenti inerenti vengono più volte ripresi ed illustrati scorrendo il Decreto, in particolare nell’allegato XIII “Prescrizioni di sicurezza e di salute per la logistica di cantiere”, dove vengono dettagliate le linee guida fondamentali per rendere operative le disposizioni normative. Obiettivo del legislatore è  fornire spunti pratici ed esecutivi rivolti a garantire la sicurezza degli operatori edili già in fase di progettazione dei cantieri che devono possedere requisisti normativi specifici in quanto come luoghi di lavoro posseggono caratteristiche logistiche e di pericolosità atipiche e peculiari.

Troviamo quindi in primo luogo le disposizioni relative ai servizi igienico-assistenziali che devono essere obbligatoriamente messi a disposizione dei lavoratori all’interno di un cantiere (spogliatoi, docce, servizi igienici, ecc..) e di seguito le caratteristiche minimegenerali che il cantiere deve possedere per garantire vivibilità e sicurezza (presidi antiincendio, vie di fuga, cubature dei locali, illuminazione ed aerazione).

Altrettanto complessa ed articolata è la normativa che disciplina gli aspetti documentali della sicurezza dei cantieri, che segue una strada indipendente dalla normativa che regolamenta la sicurezza sui luoghi di lavoro tradizionali, e che viene descritta negli allegati XV e XVI rispettivamente “Contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili” e “Fascicolo con le caratteristiche dell’opera”.
Senza entrare eccessivamente nel dettaglio dei contenuti ci limitiamo a ricordare che all’interno della normativa che disciplina i cantieri, sono previste le redazioni di specifici ed importanti documenti quali appunto Il piano di SicurezzaIl piano di Coordinamento, nel caso frequente in cui siano coinvolte più imprese all’interno di un unico cantiere, ed il fascicolo dell’opera in onere al progettista, in cui vengono descritte le caratteristiche del lavoro che dovrà essere eseguito.
All’interno del Piano di Sicurezza, tra le numerose disposizioni, è importante sottolineare che devono essere ben definiti i ruoli dell’organigramma sicurezza del cantiere. In situazioni articolate e complesse come quelle in cui devono essere gestiti più appalti, infatti, non è sempre facile ed immediato riuscire ad identificare ruoli e responsabilità.

Anche le attrezzature e le macchine, sempre presenti nei cantieri, meritano un approfondimento specifico in considerazione della pericolosità e della eterogeneità degli strumenti utilizzati; in questo caso resta in vigore in Italia il D.Lgs 17/2010 che recepisce la direttiva comunitaria 2006/42/CE (Nuova Direttiva Macchine), che disciplina tutti gli aspetti tecnici e normativi relativi all’uso di macchinari sui luoghi di lavoro.

Lavori in quota

 

Testo Unico Sicurezza – Lavori in quota

Il Capo II del Dlgs 81/08 dedicato ai lavori in quota.

All’interno dell’ampio spazio dedicato ai cantieri temporanei o mobili, il Testo Unico riserva un intero Capo, il secondo, per illustrare le norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro in quota.
L’art. 107 definisce i lavori in quota come quelle attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una altezza superiore a due metri rispetto ad un piano stabile, ne sono quindi compresi anche le attività di scavo che prevedono profondità superiori a quella sopra indicata.

La sezione II, articoli dal 108 al 111, illustra quindi le disposizioni di carattere generale, precisando che i cantieri in cui siano adibite attività che prevedano lavori in quota debbano essere provvisti di idonee recinzioni per impedire l’accesso ad estranei e che il transito sotto ponti sospesi, scale ed aree simili, deve essere impedito mediante barriere.
L’articolo 111 illustra quindi gli obblighi ascrivibili al Datore di Lavoro, con due precisazioni introduttive di carattere generale:

  1. deve essere data la priorità alle misure di protezione di tipo collettivo rispetto a quelle individuali;
  2. deve essere posta particolare attenzione alle dimensioni e all’ergonomia delle attrezzature di lavoro.

Sulla base di questi due principi si elencano quindi i conseguenti e relativi obblighi
Questi vanno dalle disposizioni sulle attrezzature da adottare quali funi (art. 116), scale (art. 113) e ponteggi (sezioni IV, Ve VI) alla descrizione nel dettaglio delle caratteristiche tecniche che devono possedere, le dimensioni, il posizionamento ed i requisiti di conformità minimi affinché possano essere impiegate. Particolare evidenza viene data ai dispositivi di protezione collettiva anti caduta, specificandone l’obbligo di adozione e l’impossibilità di iniziare una attività in loro assenza.
Tra gli obblighi del Datore di Lavoro, infine, rientrano anche il divieto di far assumere bevande alcoliche e superalcoliche (art. 111, c8) ed il divieto di far effettuare lavori temporanei in quota se le condizioni metereologiche non ne consentono l’esecuzione in sicurezza (art. 111, c9).

Così come già per altre tipologie di rischio, viene data particolare evidenza agli aspetti relativi alla formazione ed informazione dei lavoratori, dei preposti e dei dirigenti; formazione che assume carattere prioritario in questo ambito, per gli elementi che costituiscono il corretto impiego dei Dispositivi di Protezione Individuali, come descritti nell’art. 115 (assorbitori di energia, dispositivi di ancoraggio, cordini ed imbragature) che devono essere obbligatoriamente utilizzati qualora non sia stato possibile per motivi tecnici adottare idonee misure di protezione collettiva.

Chiudono il Titolo IV due ultime sezioni rispettivamente dedicate alle costruzioni edilizie (sez. VII) e alle demolizioni (sez. VIII), sempre in ottica di voler tutelare i lavoratori dal rischio di cadute dall’alto sono interessanti alcune misure di sicurezza relative per esempio ad alcune lavorazioni speciali (art. 148) ed al divieto di lavorare su muri in demolizione di altezza superiore ai due metri (art. 152).
In tema di edilizia, e di prevenzione sui luoghi di lavoro relativamente al settore in cui si registrano ancora oggi il maggior numero di incidenti sul lavoro, risulta chiaro l’obiettivo del legislatore di voler approfondire in modo esaustivo e dettagliato un aspetto importante come quello della protezione nei lavori in quota, definendo integralmente anche gli aspetti che potrebbero a prima vista apparire più marginali, ma la cui applicazione può invece risultare significativa in termini di riduzione degli infortuni.

Dispositivi di protezione e misure di sicurezza per i lavoratori

 

Dispositivi di protezione

 

Il D.Lgs. 81/2008, costituendo una normativa sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, dedica ampio spazio alla trattazione sull’uso delle attrezzature di lavoro e degli strumenti di protezione.

La normativa attualmente in vigore ha una portata generale, poiché si riferisce ai macchinari in generale, e mira a consentire al lavoratore di disporre di attrezzature di lavoro conformi ai requisiti richiesti dalla legge.

In particolare, il Testo Unico in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro stabilisce che:

  • non è consentito rimuovere i dispositivi di sicurezza e pulire, manutenere o riparare macchinari in moto o in movimento. Se ciò dovesse essere assolutamente necessario, colui che deve eseguire il lavoro deve dotarsi delle adeguate misure di protezione;
  • tutti i macchinari e tutte le attrezzature presenti all’interno dell’azienda devono essere periodicamente sottoposti a manutenzione ordinaria;
  • è assolutamente indispensabile custodire e proteggere i componenti pericolosi dei macchinari che possono generare pericoli di taglio, compressione ed espulsione violenta di materiale.

La persona responsabile di adeguare i macchinari e gli impianti alla normativa vigente è il datore di lavoro, il quale deve anche effettuare una valutazione dei rischi relativa all’utilizzo e all’efficienza delle attrezzature.
Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori le attrezzature necessarie per far fronte alle emergenze che si verificano in azienda, in modo da salvaguardare la salute di tutte le persone presenti all’interno degli spazi aziendali. Queste attrezzature sono destinate ad essere utilizzate in base alle direttive impartite dal datore di lavoro, il quale si adopera affinché siano sempre sottoposte a manutenzione, allo scopo di preservarne l’integrità e la sicurezza.

L’attenzione prestata dal datore di lavoro ed il controllo che esercita all’interno dei suoi locali deve riguardare anche le postazioni dei lavoratori ed in particolar modo le posizioni che questi acquisiscono mentre adoperano macchinari ed utensili che servono per svolgere la propria mansione. In questo caso tutti gli strumenti utilizzati devono essere ergonomici.

Attrezzature e DPI sulla sicurezza lavoro

 

Testo Unico Sicurezza – Attrezzature

Titolo III Testo Unico Sicurezza sulle attrezzature per i lavoratori.

Negli ultimi decenni l’attenzione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro si è spostata da una concezione di tipo oggettivo, con l’obiettivo di eliminare i rischi dagli ambienti di lavoro, ad una di tipo più soggettivo, volta alla riduzione di atteggiamenti e comportamenti errati o superficiali, quindi a tutela della salvaguardia e protezione della persona.
Il motivo di questa nuova direzione risiede nella constatazione statistica per la quale molti infortuni sul lavoro sono dovuti ad atteggiamenti impropri piuttosto che, come succedeva in passato, a difetti di attrezzature, DPI o strumenti. Ad oggi le attrezzature sui luoghi di lavoro sono diventate, per via dell’impatto tecnologico, sempre più sicure ed affidabili.
Lo stesso Testo Unico sulla Sicurezza dedica spazio alla tematica “Attrezzature e DPI” confermandone la necessità di conformità, manutenzione e utilizzo informato e responsabile.
Come noto, infatti, tutto il Titolo III del Testo Unico è dedicato al corretto utilizzo delle attrezzature di lavoro, intese in senso lato anche come Impianti e Dispositivi di Protezione.

Articoli 15, 20 e 28 del Dlgs 81/08

Già nell’art.15 del Decreto si evidenzia come tra gli obblighi del progettista, o del Datore di Lavoro, ricadano anche quelli di una scelta ergonomica delle attrezzature di lavoro, spostando in questo caso quindi l’attenzione sull’ergonomia più che sulla conformità progettuale.
Questa direzione che il legislatore ha consapevolmente voluto intraprendere, viene quindi ribadita nell’art 20, dove tra gli obblighi dei lavoratori si ricorda come questi debbano “utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro” partendo dal presupposto che queste siano conformi; l’attenzione viene ancora una volta focalizzata sull’appropriato comportamento di chi le utilizza.
Prima di entrare nel vivo del Titolo III, infine, anche nell’art 28 (Valutazione dei Rischi), e fin dalla prima riga, si punta ancora una volta il dito sulla scelta delle attrezzature di lavoro, che devono essere attentamente considerate in termini di adeguatezza ed ergonomia, all’interno del contesto lavorativo aziendale.

Titolo III – Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale

Puntualizzate dunque le premesse di cui sopra, il legislatore torna giustamente a parlare di conformità progettuale all’interno del già citato Titolo III, che si suddivide a sua volta in 3 Capi distinti:

  • Capo I – Attrezzature di lavoro, in cui si possono rintracciare oltre ai requisisti di sicurezza che le stesse devono possedere, anche gli obblighi dei diversi soggetti coinvolti in termini sia di controlli, manutenzioni che di formazione ed addestramento.
  • Capo II – Dispositivi di Protezione Individuale, in cui oltre alle definizioni generali ed alla classificazione, poi meglio approfondite nell’allegato VIII, vengono illustrati i criteri per l’individuazione ed il corretto utilizzo.
  • Capo III – Impianti elettrici, in cui vengono efficacemente, seppur brevemente, definiti gli obblighi del Datore di Lavoro in materia di salvaguardia dei lavoratori nei confronto dei rischi di natura elettrica, e quindi gli aspetti relativi alla formazione, ai requisiti di sicurezza e conformità degli impianti ed ai lavoro sotto tensione.

Sorveglianza sanitaria

 

Testo Unico Sicurezza – Sorveglianza sanitaria

Nel Testo Unico V sezione, articoli dal 38 al 42.

All’interno del Testo Unico gli aspetti relativi alla sorveglianza sanitaria sono descritti nella V sezionearticoli 38 al 42; l’argomento tuttavia è di così vasta portata da indurre il legislatore ad approfondire i singoli aspetti della sorveglianza specifica per ogni rischio di esposizione, all’interno di tutti i relativi titoli.
La sezione V funge quindi da introduzione funzionale dell’argomento, delineando quali debbano essere i requisiti posseduti dal Medico Competente, quali le sue attribuzioni e limiti di competenza e come gestire i rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Articolo 41 e 42

In questa sede preliminare l’articolo 41 riveste un ruolo cardine; è qui infatti che vengono definite le modalità, le tempistiche, gli interlocutori e le frequenze con cui debba essere effettuata la sorveglianza sanitaria, nei casi previsti dalla legge. Viene inoltre sempre qui definito quando è possibile, da parte del lavoratore, richiedere una visita medica supplementare, e quando invece è obbligatorio esservi sottoposti, che cosa può essere accertato dalla sorveglianza e cosa invece no, come devono essere gestite le risultanze (giudizi di idoneità) e quali esami possono e/o non possono essere effettuati.
In ogni caso la Sorveglianza Sanitaria non è mai a carico del lavoratore ma sempre ed esclusivamente dell’azienda, secondo le modalità definite in collaborazione con il Medico Competente.

Come accennato inoltre (art 42 D.Lgs 81/08) il giudizio di idoneità, che ricordiamo deve essere espresso per la mansione specifica per cui il lavoratore è designato, può essere positivo o negativo, temporanea o permanente, ed in tutti i casi può prevedere prescrizioni o limitazioni.

Sorveglianza sanitaria e rischi specifici

Passando ora ai singoli Titoli relativi ai diversi fattori di rischio, è possibile già individuare quali siano i casi previsti dalla legge in cui sia obbligatoria la Sorveglianza Sanitaria, e dunque la nomina del Medico Competente. Per ogni singolo rischio viene descritto come e quando effettuare la Sorveglianza Sanitaria, quindi ad esempio per il rischio da esposizione a Videoterminali (art 176), per i rischi da agenti Fisici (art 185), per i rischi da esposizione ad agenti biologici (art 279-281) ed a sostanze pericolose (art 242-245 e 259).
In particolare questo ultimo fattore di rischio viene trattato dal legislatore con doverosa e peculiare attenzione, caratterizzando l’esposizione a sostanze chimiche, cancerogene, teratogene e mutagene.
L’esposizione a molte sostanze nocive per l’organismo può dare luogo, come noto, a malattie professionali che risultano quindi oggetto degli articoli di cui sopra, sia per la difficoltà nell’effettuare una diagnosi accurata e precoce, che per la complessità e vastità degli accertamenti possibili ed eseguibili.

Anche se l’intenzione del Testo Unico è quella di andare nel dettaglio dei singoli fattori di rischio, risulta evidente nella volontà del legislatore come le responsabilità tecniche in merito alla Sorveglianza Sanitaria sui luoghi di lavoro debbano essere demandati ai singoli Medici Competenti, che caso per caso hanno l’obbligo di valutare, in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione, modalità e contenuti degli accertamenti.
Se tuttavia gli aspetti tecnici e più rigorosamente medici ricadono naturalmente sotto la giurisdizione del Medico Competente, le responsabilità di tipo giuridico restano come sempre a carico del Datore di Lavoro che ha tra i suoi obblighi quello di organizzare e far eseguire la Sorveglianza Sanitaria nei casi previsti dalla legge.